Questa è la tesi provocatoria di Luciano Floridi nel suo nuovo libro La differenza fondamentale e vale la pena prenderla sul serio.
Se qualcosa è artificiale, non è intelligente. Se è intelligente, non è artificiale. L’IA non acquisirà mai coscienza, volontà né autodeterminazione. Temere la Superintelligenza o l’AGI significa distrarsi dai problemi reali: chi controlla questi sistemi, con quali responsabilità, e con quali conseguenze collettive?
Tre idee che mi hanno colpito:
Basta trolley problem. I dilemmi astratti sui veicoli autonomi non servono. Servono ecosistemi riprogettati: strade, norme, assicurazioni, standard urbani.
L’IA è infrastruttura pubblica. Non solo prodotto privato. Audit, tracciabilità, supervisione indipendente: l’Europa può guidare questa transizione — se lo vuole davvero.
Il digitale ha un corpo. Energia, chip, data center, geopolitica dei minerali. Chi parla solo di algoritmi dimentica che il cloud pesa tonnellate.
La conclusione di Floridi è netta: meno mitologia della “mente artificiale”, più etica pubblica dell’agire artificiale.
Un libro controverso nel senso migliore: ti obbliga ad affinare le tue posizioni.
di A. Dina da Mario De Caro, recensione su Tuttolibri / La Stampa, 21 febbraio 2026



