di A. Dina
Luciano Floridi — Raffaello Cortina, 2026
Il gesto filosofico di Floridi non è quello consueto: non si tratta di applicare Kant o Mill a nuove circostanze tecnologiche, ma di fondare una disciplina etica intera — l’etica dell’informazione — a partire da una trasformazione non meramente tecnica, bensì ontologica, della realtà in cui viviamo.
Il libro, traduzione selettiva e aggiornata di The Ethics of Information (Oxford 2013), arriva in italiano con tredici anni di ritardo. Ma, come osserva Floridi nella nuova introduzione, questo ritardo è una virtù: la realtà ha nel frattempo raggiunto i concetti. ChatGPT, l’AI Act, Cambridge Analytica ciò che nel 2013 era ipotesi teorica è oggi dato quotidiano. L’etica dell’informazione non è più la stravaganza di un filosofo profetico: è la cassetta degli attrezzi di cui abbiamo urgentemente bisogno.
La tesi centrale è metafisica prima che etica. Stiamo attraversando una quarta rivoluzione nella comprensione di noi stessi: dopo Copernico (che ha tolto la Terra dal centro dell’universo), Darwin (l’umanità dal centro della biosfera), Freud (la coscienza dal centro della mente), la rivoluzione dell’informazione ci rivela come inforg organismi informativi immersi in un’infosfera che non è uno spazio virtuale separato dal reale, ma il mondo stesso riletto a livello informativo. Le ICT non cambiano solo il modo in cui usiamo il mondo: cambiano il modo in cui il mondo è per noi. Quando i beni virtuali diventano proprietà legalmente tutelabili e la nostra identità è costitutivamente determinata dai dati che gli altri elaborano su di noi, il criterio dell’esistenza non è più “essere percepibile” ma essere in interazione: esse est interagire.
Da questa premessa ontologica discende la proposta etica: l’EI non è un’etica applicata, ma una macroetica ambientale. Così come l’etica ambientale ha esteso la considerazione morale oltre i confini dell’umano riconoscendo valore all’ecosistema naturale, l’EI la estende oltre il biologico, riconoscendo valore intrinseco all’infosfera e alle entità informative che la abitano. L’imperativo non è massimizzare un’utilità né rispettare una legge universale: è preservare e arricchire un ambiente ridurre l’entropia informativa, prevenire la distruzione ingiustificata di entità informative, promuovere la giustizia nell’infosfera.
Tre concetti consegnano al lettore strumenti ermeneutici di straordinaria attualità. La moralità distribuita descrive ciò che avviene quando un algoritmo decide chi ottiene un prestito o quale notizia appare sul feed: la responsabilità non scompare, ma si diffonde lungo catene di agenti, dati, progettisti e istituzioni che nessun singolo controlla interamente. Il male artificiale è il male che non nasce da intenzioni cattive ma da progettazioni inadeguate, asimmetrie informative, incentivi distorti il bias algoritmico che discrimina senza che nessuno lo abbia voluto. La natura informativa dell’io, infine, è la tesi che la nostra identità digitale non sia un avatar o una maschera, ma una membrana costitutiva del sé: quando i nostri dati vengono violati, siamo noi stessi a essere in gioco.
Il libro non è esente da tensioni irrisolte. Il criterio per gerarchizzare il valore intrinseco di entità informative diverse rimane parzialmente opaco. Il salto dall’ontologia ontocentrica alla pratica normativa che è inevitabilmente antropocentrica non è del tutto argomentato. E la questione del potere di produrre e sopprimere informazione il monopolio dei grandi modelli linguistici, la sorveglianza di Stato, la colonizzazione digitale resta ai margini di un’architettura teorica che privilegia l’ontologia rispetto alla politica.
Eppure Il nodo etico è un libro che la filosofia italiana attendeva. Il suo merito principale non sta nei concetti singoli pur originali e potenti ma nell’ambizione sistematica: costruire una teoria etica capace di dialogare con le scienze, il diritto, il design tecnologico e la politica senza ridursi a nessuno di essi. In un’epoca di frammentazione e urgenza reattiva, questo gesto fondativo ha un valore che va oltre il merito accademico. Rendere visibile ciò che sembrava ovvio è, da Platone a Wittgenstein, il compito più proprio della filosofia. E questo libro lo fa.
Luciano Floridi, Il nodo etico. Informazione e valori nella società digitale, a cura di Massimo Durante, Raffaello Cortina Editore, Milano 2026.



