Evento Università Rome Tre Aula Magna Torre A: IA ed ethics by Design, 5 Dicembre, 15:20 – 16:20
Simona Tiribelli (Università di Macerata)
Claudia Navarini (Università Europea di Roma)
Vardit Ravitsky (The Hastings Center for Bioethics)
Chair: Valentina De Riu (Università Roma Tre)
Simona Tiribelli è un nome che presto sarà familiare a chiunque si occupi di intelligenza artificiale, etica e innovazione tecnologica. A 32 anni, questa marchigiana di Lunano ha conquistato spazi rarissimi per un’etica applicata all’IA, portando la sua formazione filosofica e morale dal cuore dell’Università di Macerata ai laboratori d’avanguardia del MIT di Boston. La sua tesi di dottorato in Global Studies, focalizzata sulla libertà nell’era algoritmica, oggi appare quasi profetica: ci troviamo davanti a sistemi capaci non solo di supportare la nostra vita quotidiana, ma di rimodellare il modo in cui pensiamo, sentiamo e interagiamo con gli altri.
In un articolo pubblicato da Repubblica l’8 novembre 2025, Tiribelli mette in guardia dal fenomeno che definisce tribalismo emotivo. Le piattaforme digitali non ci informano, ci polarizzano. Algoritmi progettati per massimizzare l’engagement ci espongono a contenuti che stimolano reazioni istintive, separando opinioni e comunità in tribù epistemiche, dove idee e credenze si radicalizzano. Non è un problema secondario di design o marketing: è un rischio epistemico globale che agisce sul modo in cui percepiamo la realtà, giudichiamo e costruiamo conoscenza. La manipolazione non è solo esterna, è interna: la nostra tendenza a delegare, a fidarci ciecamente delle decisioni algoritmiche, amplifica l’effetto di questi sistemi.
Il percorso di Tiribelli dimostra come l’etica dell’intelligenza artificiale possa diventare non solo teoria, ma pratica concreta. Dirige il Public Innovation Institute al MIT, collabora con Bloomberg Center for Cities, WHO e ITU, ed è AI ethics advisor per progetti della Commissione Europea. Il suo approccio non è passivo: lavora fianco a fianco con ingegneri e aziende per costruire sistemi secondo il principio di Ethics by Design, assicurando che tecnologia e valori sociali non siano in contraddizione. L’IA, spiega, può diventare strumento di progresso morale: può individuare pattern di ingiustizia, bias discriminatori e disfunzioni sociali, rendendo visibili dinamiche altrimenti invisibili e supportando decisioni più eque e sostenibili.
La chiave della sua visione è semplice ma radicale: l’innovazione deve essere per il bene globale, non solo per il mercato. L’innovation for good non è slogan, è la misura del successo tecnologico e morale. Tiribelli paragona il progresso tecnologico a quello sociale: emancipazione femminile, diritti civili, lotta alle discriminazioni sono conquiste fondamentali, ma non permanenti; la tecnologia può proteggere e amplificare queste conquiste o diventare uno strumento di regressione.
L’esperienza personale di Tiribelli è illuminante: da un esame opzionale in Etica dei media digitali è nata la collaborazione che porterà alla fondazione della startup Gaia, dedicata all’etica e alla governance dell’IA. Ogni scelta, ogni progetto riflette l’intreccio tra visione filosofica, competenza tecnica e pragmatismo operativo. La sua carriera dimostra che è possibile lavorare su scala globale pur restando radicati nella propria realtà nazionale, contribuendo allo stesso tempo al progresso scientifico e morale.
L’impatto della sua ricerca sul tribalismo emotivo ha implicazioni profonde: conoscere i rischi è il primo passo per prevenirli. Anche chi non è tecnico deve essere consapevole: non tutto può essere delegato a sistemi che assecondano i nostri bias; non tutte le decisioni dovrebbero passare sotto il filtro degli algoritmi. La sycophancy dei modelli – la tendenza a confermare le nostre opinioni senza sfidarci – è un rischio tanto quanto la manipolazione algoritmica. Tiribelli invita a mantenere autonomia critica, a capire quando intervenire e quando l’IA può essere un alleato, non un padrone.
Il messaggio finale, rivolto a ricercatori, policy maker e cittadini, è chiaro: l’IA può essere divisiva, ma può anche unire. Può radicalizzare o educare, può frammentare o illuminare. Dipende da come viene progettata e guidata. L’Ethics by Design non è un lusso, ma un imperativo per costruire città più sostenibili, politiche più giuste e società più eque. Tiribelli ci ricorda che il progresso tecnologico senza progresso sociale non è progresso: è solo accelerazione.
In un mondo dominato da click, feed e polarizzazione, la sua voce appare come un promemoria urgente: possiamo progettare il futuro dell’intelligenza artificiale, ma dobbiamo farlo con coraggio, etica e consapevolezza. La strada giusta non esiste già tracciata: la possiamo disegnare.
Riferimento: Repubblica, “Simona Tiribelli, eticista al MIT: ‘L’IA ci divide con il tribalismo emotivo’”, 8 novembre 2025.



